Tfa Parma

Squilla il telefono. E’ mamma. Sono le 8 del mattino. Cosa vuole?

“Ciao…” “C’è un secondo ciclo di TFA!!!”. Sembra abbia vinto la coppa dei campioni. “Mamma non capisco, mi sono appena svegliata, che vaneggi?” “Hanno appena dato la notizia al tg, parte un secondo ciclo di TFA, mettiti a studiare subito! Licenziati, fai tutto, è l’occasione della tua vita.”

Giugno. Caldo. Bologna. Feltrinelli. Compro i libri. Mi chiudo in casa.

Luglio. Test preselettivo. Cento euro. Passo. Incredula.

Agosto. News, per spagnolo sarà a Parma e non a Bologna. Geniali ma fa nulla, ci provo. Estate. Non per me. Studio.

Ottobre. Seconda prova. Cento euro. Incomprensibile. Ho studiato letteratura per mesi e non ci chiedono nulla di letteratura. Ho sprecato un’estate. Bestemmio. Rispondo. Passo.

Novembre. Terza prova. Entra il primo “Non fanno domande”, “In che senso?”, “Non so in base a cosa diano il voto…nessuno fa domande, ti fanno solo vedere il compito.” Dopo i primi cinque si blocca tutto, le prof. Si chiudono in aula. Nervosismo, sigarette, inizio a dubitare della mia scelta. Sicura che voglio fare l’insegnante? Ore 14.00, escono fuori, siamo qui dalle 9 del mattino. Hanno sbagliato a mettere i voti. Su un concorso pubblico, loro sbagliano. Alcune persone risultano bocciate ma erano promosse. Inizio a dubitare dell’organizzazione nordica a Parma. Sette persone vengono “ripescate”, fanno l’esame in separata sede, un altro giorno. Qualcuno si lamenta, scrive al Rettore, lui risponde che è tutto normale, anzi i professori hanno agito bene. Incredula. Promuovono tutti.

Dicembre. Pago le tasse. Duemilacinquecento euro.

Gennaio. Iniziamo i corsi. Tutti i giorni, Bologna-Parma. Abbonamento treno. Settantatré euro al mese. Riunione con gli studenti, i professori non sanno nulla, nessuno sa nulla. Quando finiremo? Bella domanda. Gli esami quando ci sono? Chiederemo. Possiamo iniziare il tirocinio? Me lo appunto. Mi domando che siamo venuti a fare a questa riunione. Spero bene nella qualità dei corsi e nella comprensione dei docenti.

Febbraio. Non abbiamo ancora una tutor. Non possiamo iniziare il tirocinio ma dobbiamo fare comunque 190 ore entro giugno, nessuno sa cosa sia il tirocinio indiretto, nessuno sa cosa c’è da fare per la tesina di fine corso, nessuno sa nulla. Ho pagato duemilaecinquecentoeuro. Ricomincio a fumare. Quasi quasi mollo tutto e faccio la escort.

Cos’ho imparato?

Ci hanno insegnato che è fondamentale quando si entra in aula fare il “patto d’aula” con i ragazzi, dire esattamente cosa faremo, spiegargli le tempistiche, dire quando farò le verifiche e in base a cosa valuterò. Infatti hanno iniziato le lezioni dicendoci “gli esami saranno tutti a giugno”, il 25 febbraio ci hanno detto che il 10 marzo avremmo avuto esami. Il 12 marzo ci hanno detto che l’esame sarebbe stato scritto, la mattina dell’esame ci è stato comunicato che ci sarebbe stato anche un orale. Il 27 febbraio ci è stato detto che il 2 marzo avremmo incontrato la nostra tutor, il 7 marzo abbiamo scoperto che l’incontro era obbligatorio.

Ci hanno spiegato che un insegnante non è solo un docente ma anche un educatore e che bisogna tenere conto degli studenti in quanto persone e dei loro bisogni, che dobbiamo chiederci chi sono, che fanno, come sono le loro famiglie, che non possiamo prescindere dalla comprensione, che studenti in momento di grave crisi e stress sono BES. E chi è più BES di noi? Perciò i nostri docenti, da bravi insegnanti/educatori, ci hanno messo esami la mattina costringendoci a prendere permessi a scuola, ci hanno imposto di presentarci al primo appello, no matter what, obbligatoriamente per tutti, ci hanno costretto a prendere il treno all’alba perché era troppo difficile organizzare i turni, hanno costretto donne incinte al nono mese ad aspettare per ore per sostenere un esame, ci hanno fissato la data di abilitazione in pieno esame di stato.

Ci hanno insegnato un sacco di cose. In particolare ci è stato mostrato come non dobbiamo essere assolutamente. Ci hanno mostrato, con tanto di prove pratiche, com’è un cattivo docente.

Caro Miur,

se lo scopo del TFA era farci vedere quanto si potesse essere dei cattivi docenti ci sei riuscito a pieno. Devo ammettere che neanche Lars Von Trier sarebbe riuscito a creare una tale mimesis. Se, però, lo scopo non era questo, c’è da rivedere qualcosa. Magari l’Università di parma non è in grado di gestire questi TFA. O magari scopriremo che tutte le università hanno agito in questo modo barbaro.

Di una cosa sono certa. Non sono più sicura di voler fare l’insegnante. Ho paura di diventare come loro.

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